Plinio Perilli
Il riuso come romanzo, ”Metamorfosi - quaderni di architettura”,2006
...Un pittore come Giorgio Ortona sembra riusare a tratti l'idea di paesaggio urbano come Sironi (o la periferia del Portonaccio di un Vespignani, le vedute romane di Mafai e Scipione, calde o infiammate, neoespressioniste), per restituire delle vedute dell'odierna Roma panoramiche e minuziose, luminose quanto desolate, infittite dal macerante traffico della metropoli, nella dinamica deriva della modernità... Una pittura che, per paradosso ribaltato, sembra nascere dove finisce la fotografia, metaforizzando la testimonianza perplessa e affascinata, lungimirante e stordita di quegli svincoli, quelle tangenziali, quei viadotti, quegli agglomerati, quei capannoni, quelle terrazze domestiche anonime eppure intimissime... Con lui, un'intera generazione di nuovi artisti pone la città come incubo primario, avvolgente e prospettico...